Per decenni, gli scienziati hanno cercato di capire perché alcuni esseri umani vivono ben oltre la durata della vita tipica. Sebbene la genetica, lo stile di vita e l’ambiente svolgano tutti un ruolo, la ricerca ha spesso trascurato un fattore cruciale: la diversità genetica. Un numero crescente di studi, soprattutto provenienti dal Brasile, suggerisce che lo studio delle popolazioni con origini miste potrebbe svelare indizi precedentemente nascosti sull’estrema longevità.
Il puzzle della longevità
La durata media della vita umana è di circa 70 anni. Tuttavia, una piccola frazione di persone raggiunge i 100 anni (centenari) e un gruppo ancora più raro supera i 110 (supercentenari). Questi individui non solo sopravvivono più a lungo: alcuni rimangono straordinariamente sani anche negli ultimi anni. La ricerca esistente ha identificato alcuni collegamenti genetici con la longevità, ma i progressi sono ostacolati dalla mancanza di dati provenienti da popolazioni diverse.
Perché il Brasile?
Il Brasile si distingue per la sua diversità genetica eccezionalmente elevata. Secoli di colonizzazione, schiavitù e immigrazione hanno creato una popolazione con una miscela unica di origini indigene, europee, africane e asiatiche. Questa “miscela genetica” significa che i centenari del Brasile possono portare rare varianti genetiche protettive assenti in popolazioni più omogenee.
I ricercatori del Centro di ricerca sul genoma umano e sulle cellule staminali di San Paolo stanno studiando un gruppo di oltre 160 centenari, tra cui 20 supercentenari. I loro risultati suggeriscono che questi individui spesso mostrano un sistema immunitario sorprendentemente forte e una resilienza alle malattie, anche in regioni con accesso limitato all’assistenza sanitaria. Un caso degno di nota ha coinvolto tre supercentenari brasiliani sopravvissuti al COVID-19 prima che i vaccini fossero disponibili, suggerendo robuste difese naturali.
Cluster familiari ed eredità genetica
Lo studio evidenzia anche l’importanza della longevità familiare. Una famiglia presentava una donna di 110 anni accanto alle sue nipoti di 106, 104 e 100 anni, una chiara indicazione che la longevità è presente in alcune linee di sangue. Tali casi consentono agli scienziati di isolare fattori genetici ed epigenetici che contribuiscono a una durata di vita estrema.
La necessità di una collaborazione globale
Per svelare veramente i misteri della longevità, i ricercatori sostengono che i consorzi internazionali devono dare priorità all’inclusione di popolazioni diverse come quella del Brasile. Il finanziamento per studi genomici, immunologici e longitudinali nelle regioni sottorappresentate è fondamentale. Senza questo approccio ampliato, i progressi rimarranno limitati.
Per sfruttare appieno il potenziale della ricerca sulla longevità, gli studi globali devono espandersi oltre i dati demografici tradizionali e abbracciare la ricchezza genetica di diverse popolazioni.
In definitiva, il gruppo brasiliano offre una finestra unica sui meccanismi che consentono agli esseri umani di vivere una vita eccezionalmente lunga. Concentrandoci su queste popolazioni poco studiate, potremmo finalmente ottenere le conoscenze necessarie per migliorare la salute umana e la resilienza in tutto il mondo.

















