I primi anni di vita sulla Terra: l’intelligenza artificiale rivela biofirme risalenti a 3,3 miliardi di anni fa

18
I primi anni di vita sulla Terra: l’intelligenza artificiale rivela biofirme risalenti a 3,3 miliardi di anni fa

Una nuova ricerca ha spostato indietro la cronologia della comparsa della vita sulla Terra, rivelando deboli prove chimiche di attività biologica nelle rocce risalenti a 3,3 miliardi di anni fa. Questa scoperta, resa possibile dall’abbinamento della chimica avanzata con l’intelligenza artificiale, suggerisce anche che la fotosintesi per la produzione di ossigeno sia emersa quasi un miliardo di anni prima di quanto si pensasse in precedenza.

Riscrivere la storia dei primi anni di vita

Per decenni, gli scienziati hanno cercato prove definitive della vita nelle rocce più antiche della Terra. La sfida risiede nella degradazione delle molecole organiche nel corso di miliardi di anni. La maggior parte delle tracce della vita primitiva sono state schiacciate, riscaldate e fratturate da processi geologici, lasciando dietro di sé solo resti frammentati. Questo nuovo studio dimostra che anche questi deboli “sussurri chimici” contengono informazioni diagnostiche sulla vita antica.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale nello svelare antichi segreti

Il gruppo di ricerca internazionale, guidato dalla Carnegie Institution for Science, ha addestrato un sistema di intelligenza artificiale a riconoscere le sottili impronte molecolari lasciate dagli organismi viventi. Analizzando oltre 400 campioni, da piante e animali moderni a fossili e meteoriti vecchi di miliardi di anni, l’intelligenza artificiale ha distinto i materiali biologici da quelli non biologici con una precisione superiore al 90%. Questa svolta raddoppia all’incirca la finestra temporale che gli scienziati possono studiare utilizzando le biofirme chimiche, spingendo il limite di rilevamento dei segni di fotosintesi a 2,5 miliardi di anni fa.

Il significato degli echi chimici

“La vita antica lascia più che fossili; lascia echi chimici”, spiega il dottor Robert Hazen, co-autore principale della Carnegie. “Utilizzando l’apprendimento automatico, ora possiamo interpretare in modo affidabile questi echi per la prima volta.” Il metodo si basa sull’analisi chimica ad alta risoluzione per scomporre i materiali organici e inorganici in frammenti molecolari, identificando quindi modelli indicativi dell’attività biologica.

Implicazioni per la ricerca di vita extraterrestre

Questo approccio ha profonde implicazioni per la ricerca della vita oltre la Terra. Le stesse tecniche potrebbero essere applicate per analizzare campioni provenienti da Marte o da altri corpi planetari, aumentando le possibilità di rilevare prove di vita passata o presente. La capacità di rilevare deboli tracce chimiche, anche in campioni altamente degradati, espande notevolmente le possibilità di trovare la vita altrove nell’universo.

Ampliare la finestra per l’individuazione della vita

Fino ad ora, tracce molecolari affidabili di vita erano state trovate solo in rocce più giovani di 1,7 miliardi di anni. Questo nuovo metodo estende significativamente quella finestra, aprendo nuovi e vasti territori per l’esplorazione scientifica. La scoperta sottolinea il potere della collaborazione interdisciplinare, combinando la chimica all’avanguardia con le capacità analitiche dell’intelligenza artificiale.

La capacità di ricostruire le deboli tracce chimiche della vita antica rappresenta un significativo passo avanti nella comprensione delle origini e della prima evoluzione della vita sulla Terra e oltre