Il costo della sopravvivenza: come l’evoluzione umana scambia la sicurezza con le capacità

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La più grande forza dell’umanità è sempre stata la sua capacità di prosperare in ambienti che ucciderebbero altri primati. Dalle vette povere di ossigeno dell’Himalaya alle acque profonde dei mari del sud-est asiatico, l’Homo sapiens ha ampliato i confini delle possibilità biologiche.

Tuttavia, come spiega l’antropologo evoluzionista Herman Pontzer nel suo nuovo libro, Adattabile, l’evoluzione non è perfezionista; è un “armeggiatore”. Non sempre la natura crea la soluzione più efficiente o più sicura; invece, riutilizza qualunque materiale biologico sia già disponibile. Questo processo spesso si traduce in profondi compromessi evolutivi, in cui una nuova capacità che cambia la vita comporta un rischio fisico significativo.

Il prezzo fatale della parola

Uno degli esempi più sorprendenti di compromesso evolutivo è la gola umana. Nella maggior parte dei mammiferi, comprese le scimmie più vicine, la laringe (la scatola vocale) è posizionata in alto nella gola, ben nascosta dal tratto digestivo. Questa configurazione consente agli animali di respirare e mangiare contemporaneamente senza troppi rischi.

Negli esseri umani, tuttavia, la laringe si è spostata verso il basso. Questo posizionamento “goffo” crea una grave vulnerabilità biologica: il soffocamento. Ogni anno migliaia di persone muoiono perché le loro vie respiratorie vengono facilmente ostruite da cibo o liquidi.

Perché l’evoluzione dovrebbe accettare un difetto così letale? La risposta sta nel linguaggio.

“La posizione bassa della laringe rende [la parola] possibile. Se fosse più in alto… la capacità di trasformare quel suono in parole sarebbe fortemente limitata.”

Abbassando la laringe, gli esseri umani acquisirono la capacità di manipolare le forme della bocca e della gola per creare vocali e consonanti complesse. I nostri antenati essenzialmente decisero che i benefici sociali e di sopravvivenza derivanti da una comunicazione sofisticata valevano l’aumento del rischio di morte accidentale.

Risolvere la crisi dell’ossigeno: due sentieri verso le montagne

Quando gli esseri umani migrano ad alta quota, il corpo affronta una crisi: non c’è abbastanza ossigeno nell’aria. La risposta biologica standard è produrre più globuli rossi per trasportare il poco ossigeno disponibile. Tuttavia, questo comporta un pesante effetto collaterale: rende il sangue più denso, il che può portare a mal di montagna, mal di testa e persino accumulo fatale di liquidi nel cervello o nei polmoni.

Diverse popolazioni hanno sviluppato diverse “soluzioni” per questo problema:

  • L’approccio andino: Le popolazioni delle Ande si sono adattate sviluppando polmoni e gabbie toraciche più grandi. Tuttavia, fanno ancora affidamento su un numero elevato di globuli rossi, il che significa che molti soffrono ancora di mal di montagna cronico.
  • L’approccio himalayano: le popolazioni himalayane hanno trovato una soluzione più elegante, anche se diversa. Portano una variante genetica specifica (l’allele EPAS1 ) che impedisce che il numero dei globuli rossi salga alle stelle. Ciò consente loro di vivere ad alta quota senza i pericoli del sangue denso.

Il mistero genetico: È interessante notare che il vantaggio himalayano non si è evoluto da zero. Le prove suggeriscono che questo gene è stato acquisito attraverso l’incrocio con i Denisovan, un parente umano estinto. Quello che una volta era un pezzo di DNA “neutro” derivante da un antico incontro è diventato uno strumento di sopravvivenza vitale quando gli esseri umani hanno iniziato a spostarsi sulle montagne.

I “sottomarini” umani: il popolo Sama

Mentre alcuni esseri umani si adattarono all’aria rarefatta delle montagne, altri si adattarono alle schiaccianti profondità dell’oceano. Il popolo Sama (o Bajau) del sud-est asiatico vive uno stile di vita marittimo, spesso trascorrendo ore al giorno sott’acqua alla ricerca di cibo.

Per sopravvivere a queste immersioni, i Sama hanno subito un adattamento cardiovascolare unico che coinvolge la milza. Nella maggior parte dei mammiferi, la milza funge da “serbatoio di riserva” per i globuli rossi; quando ci si immerge nell’acqua fredda, la milza si contrae, iniettando nel sistema una nuova riserva di sangue ossigenato.

Attraverso la selezione naturale, i Sama hanno sviluppato una mutazione genetica nel gene PDE10A che si traduce in milze significativamente più grandi. Questo “serbatoio extra” biologico consente loro di rimanere sott’acqua più a lungo e più frequentemente dell’essere umano medio, trasformando lo stile di vita di cacciatori-raccoglitori in un’esistenza acquatica specializzata.


Conclusione
La biologia umana non è un capolavoro finito, ma una raccolta di compromessi ingegnosi, spesso imperfetti. Che si tratti della capacità di parlare, di respirare in montagna o di tuffarsi nel mare, le nostre caratteristiche più straordinarie sono spesso il risultato del fatto che la natura riesce a sfruttare al meglio una situazione difficile.

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