Il concetto di “robot” è servito da tempo come specchio per l’umanità. Nella fantascienza, questi esseri meccanici raramente sono semplicemente macchine; sono vasi per le nostre ansie più profonde e le nostre aspirazioni più alte. Che rappresentino l'”altro” che mette alla prova la nostra empatia, la terrificante macchina per uccidere o il compagno fedele, i robot consentono agli autori di esplorare temi complessi come proprietà, personalità e moralità.
Mentre le preoccupazioni del mondo reale riguardo all’intelligenza artificiale si concentrano sulla disinformazione e sulla guerra autonoma dei droni, la letteratura tende a personificare queste minacce – o alleati – dando loro volti, corpi e personalità distinte. Questo mese, due nuovi romanzi, Ode to the Half-Broken di Suzanne Palmer e Luminous di Silvia Park, esplorano il ruolo dei robot nella società attraverso lenti molto diverse.
Un gruppo eterogeneo in missione: Inno ai mezzi distrutti
Ode to the Half-Broken di Suzanne Palmer offre una visione più ottimistica e avventurosa del genere. La storia segue un robot anziano che emerge da un isolamento a lungo termine dopo che un misterioso nemico gli ha rubato una gamba. Ciò che inizia come una ricerca personale per recuperare un arto mancante si evolve in una missione molto più ampia.
Al protagonista si unisce un gruppo eterogeneo, o “equipaggio eterogeneo”, tra cui:
– Una creatura metà cane e metà robot.
– Un meccanico umano.
– Un drone aereo emancipato.
Ambientato in un futuro in cui i robot si sono assicurati con successo la loro libertà e sono generalmente trattati con rispetto, il libro ha un tono sorprendentemente allegro e comico. Nonostante una storia oscura che coinvolge un mondo post-apocalittico, la narrazione rimane spensierata, con elementi come un treno intelligente e parlante, rendendola una lettura accessibile che piacerebbe al pubblico più giovane. Condivide uno spirito simile con opere come Service Model di Adrian Tchaikovsky.
Il lato oscuro dell’imitazione: Luminoso
In netto contrasto, il debutto di Silvia Park, Luminous, presenta una visione molto più cupa e inquietante di un futuro robotico. Ambientato vent’anni dopo la riunificazione della Corea, il romanzo descrive un mondo in cui i robot sono onnipresenti e quasi indistinguibili dagli esseri umani.
Nel mondo di Park, i robot occupano nicchie sociali scomode:
– Servono come collaboratrici domestiche o lavoratrici del sesso.
– Vengono acquistati per sostituire i bambini deceduti.
– Sono frequentemente soggetti ad abusi e maltrattamenti sistemici.
La storia segue due fratelli, Jun e Morgan, le cui vite sono segnate dal trauma della perdita di un robot che una volta era come un fratello per loro. Jun lavora nella divisione “Robot Crimes”, un lavoro in gran parte incentrato sul furto di queste macchine, mentre Morgan tenta di “fabbricare” l’umanità nella sua creazione, un fidanzato maggiordomo di nome Stephen, isolandolo dal mondo.
Sebbene il tono sia pesante, il lavoro sui personaggi di Park è eccezionale. I robot in Luminous sono descritti come complessi, pericolosi e profondamente comprensivi, sollevando domande scomode su come trattiamo coloro che creiamo per servirci.
Oltre la pagina: una raccomandazione televisiva
Per i lettori che desiderano vedere questi temi esplorati sullo schermo, il riavvio del 2003 di Battlestar Galactica rimane uno standard di riferimento. La serie presenta i “Cylons”, robot umanoidi, che sono tra le rappresentazioni più avvincenti della vita artificiale nella storia della televisione. Lo spettacolo utilizza magistralmente l’ambiguità delle loro identità per alimentare la tensione, costringendo gli spettatori a mettere in discussione il confine tra uomo e macchina.
Conclusione
Che si tratti delle spensierate avventure di un “gruppo eterogeneo” o delle tragiche gerarchie sociali di una distopia del prossimo futuro, questi lavori ci ricordano che la fantascienza utilizza i robot non solo per prevedere la tecnologia, ma per interrogare l’essenza stessa di ciò che significa essere umani.


















