Il rover Curiosity della NASA scopre una raccolta da record di molecole organiche su Marte

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Il rover Curiosity della NASA ha raggiunto un traguardo importante nella ricerca della vita antica su Marte. Analizzando uno specifico campione di roccia proveniente dal cratere Gale, gli scienziati hanno rilevato più di 20 composti contenenti carbonio, comprese sette molecole che non erano mai state identificate prima sulla superficie marziana.

La scoperta di “Mary Anning 3”.

La svolta è arrivata da un campione soprannominato Mary Anning 3, dal nome della pionieristica paleontologa inglese. La roccia è stata raccolta da una sezione del Monte Sharp che un tempo faceva parte di un’antica oasi, caratterizzata da laghi e corsi d’acqua mutevoli circa 3,5 miliardi di anni fa.

Nel corso degli eoni, questo ambiente ha lasciato spessi depositi di minerali argillosi. Nella scienza planetaria, l’argilla è una scoperta fondamentale; la sua struttura è eccezionalmente efficiente nell’intrappolare e preservare i composti organici, proteggendoli dalle forti radiazioni che tipicamente distruggono le delicate molecole sulla superficie marziana.

Elementi chimici per la vita

Tra le scoperte più significative c’è il rilevamento di un eterociclo di azoto, un anello di atomi di carbonio contenente azoto. Questa scoperta è scientificamente profonda per una ragione principale: queste strutture sono considerate precursori chimici di RNA e DNA, gli elementi costitutivi fondamentali dell’informazione genetica sulla Terra.

La presenza di queste molecole suggerisce che gli “ingredienti” chimici necessari alla vita fossero presenti nell’antico ambiente di Marte. Altre scoperte degne di nota includono:
Benzotiofene: una molecola contenente carbonio e zolfo che si trova spesso nei meteoriti.
Potenziale prebiotico: poiché il benzotiofene è comune nei meteoriti che si ritiene abbiano “seminato” materia organica nel primo Sistema Solare, la sua presenza su Marte rafforza la teoria secondo cui il pianeta era chimicamente preparato alla vita.

Tecniche di laboratorio avanzate nello spazio

L’analisi è stata condotta utilizzando lo strumento Sample Analysis at Mars (SAM), un sofisticato laboratorio in miniatura ospitato all’interno del rover. Per svelare i segreti del campione di Mary Anning 3, gli scienziati della NASA hanno utilizzato una tecnica di “chimica umida” ad alto rischio:

  1. Polverizzazione: un trapano robotizzato trasforma la roccia in una polvere fine.
  2. Analisi termica: un forno ad alta temperatura riscalda la polvere per rilasciare gas per l’analisi.
  3. Trattamento con solvente TMAH: per la prima volta, Curiosity ha utilizzato una potente soluzione chimica chiamata tetrametilammonio idrossido (TMAH) su un campione marziano. Questo solvente viene utilizzato con parsimonia perché è riservato agli obiettivi di valore più elevato.

Per garantire che i risultati fossero accurati, i ricercatori hanno confrontato il processo con il meteorite Murchison, un famoso campione terrestre di antica roccia spaziale. Il fatto che il trattamento TMAH abbia prodotto risultati simili sia nel meteorite che nel campione marziano conferma che il rover sta disgregando con successo la materia organica complessa, potenzialmente legata alla vita.

Il quadro generale: vita o chimica?

Anche se la scoperta rappresenta un enorme passo avanti, gli scienziati rimangono cauti sull’origine di queste molecole. I dati non rivelano ancora se questi composti organici fossero:
Biotico: Prodotto da antichi organismi viventi.
Abiotico: Creato attraverso processi geologici non viventi, come l’interazione dell’acqua con le rocce (serpentinizzazione) o reazioni elettrochimiche.

Nonostante questa incertezza, l’assoluta diversità delle molecole trovate dimostra che Marte ha mantenuto una complessa libreria chimica per oltre 3,5 miliardi di anni, sopravvivendo alle intense radiazioni e ai cambiamenti geologici.

“Questa raccolta di molecole organiche aumenta ancora una volta la prospettiva che Marte offrisse una casa per la vita nell’antico passato.” — Dott. Ashwin Vasavada, Laboratorio di propulsione a reazione della NASA

Conclusione
Il rilevamento di diverse molecole organiche contenenti azoto conferma che l’antico Marte possedeva il complesso ambiente chimico necessario per sostenere la vita. Sebbene la fonte di queste molecole rimanga non confermata, questa scoperta fornisce una tabella di marcia per le future missioni alla ricerca di firme biologiche definitive.

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